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La nostra campagna di sensibilizzazione contro l'uso di botti e petardi sulle pagine de Il Secolo XIX.

Un contest fotografico dolce e giocherellone per dire no all'utilizzo indiscriminato di petardi e fuochi d'artificio in occasione delle festività natalizie. Un costume

La nostra campagna di sensibilizzazione contro l'uso di botti e petardi sulle pagine de Il Secolo XIX.

Un contest fotografico dolce e giocherellone per dire no all'utilizzo indiscriminato di petardi e fuochi d'artificio in occasione delle festività natalizie. Un costume "che provoca ogni anno la morte di tantissimi animali. Loro non possono parlare, ma noi possiamo aiutarli a trasmettere il loro messaggio: no ai botti!", dichiarano le associazioni animaliste che hanno promosso il concorso, vale a dire le sezioni spezzine di Animalisti italiani, Lav, Legambiente, Lipu, Sos randagi, e ancora L'impronta (volontari indipendenti del canile) e associazione I Tesori di Beta.

Partecipare è semplice: bisogna postare una o più foto a tema 'antipirotecnico' sulla pagina dell'evento Facebook "Un botto di foto". Ne sono già arrivate decine, per la gioia degli organizzatori. E non mancano picchi assoluti di dolcezza e ironia. Le foto potranno essere postate fino al prossimo 6 gennaio. Ognuna deve contenere un messaggio contro i botti. Possono partecipare tutti gli animali: cani, gatti, roditori, uccelli... "L’importante che la foto non sia coercitiva per loro", spiegano le associazioni.
Verranno premiate le tre foto che otterranno più “Mi Piace (e/o faccine)” e una giuria, composta da un membro di ciascuna delle Associazioni promotrici dell’evento, premierà la foto più simpatica e la foto più bella. Le foto prese da internet non possono naturalmente partecipare a concorso.

 

Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:

 

Una campagna di sensibilizzazione per evitare l’uso di petardi e “raudi”
Un bel brìndisi sì. I botti, no.
A chiedere un passo indietro agli “umani", a tutela di tutte le al­tre forme di vita, sono le asso­ciazioni animaliste, che ogni anno, alla fine di dicembre, provano a far presente il terro­re che si impossessa degli ani­mali, quando si scatenano le esplosioni di Capodanno.
Lo stress della paura spinge alla fuga i gatti ed i cani, che spesso scappano alla cieca, alla ricerca d i un rifugio che non c'è, perché i petardi si scatenano in ogni dove: e provocano una strage di volatili ,spinti a lasciare i ripari, e volare nel buio, fi­nendo per scontrarsi con muri, alberi, o cavi elettrici. Non c'è
animale che non si spaventi, a causa delle esplosioni: le fem­mine in gravidanza possono anche perdere i cuccioli. E pro­prio la consapevolezza delle conseguenze, ha fatto diminuire negli anni l’uso di botti e mortaretti.
L'associazione spezzina "L'impronta", che raccoglie i volontari che operano nel cani­le comunale, ha messo in pista una campagna di sensibilizza­zione: chiamando cani e gatti a lanciare un appello. "Non botti, ma biscotti". Questa la richie­sta, diretta a chi vorrà accoglie­re l'invito, e modificare un po’ le sue consuetudini: sceglien­do girandole luminose, al po­
sto dei classici petardi.
I testimonial sono cani e gatti che sono stati già adottati, co­me Roby, Lara, Lea, Lucky e An­thony, ma anche tanti altri che ancora aspettano una famiglia. Fra l'altro, cagnolini come Lucky ed Anthony sono stati adottati proprio di recente, do­po un periodo in canile: e sono un bel messaggio di speranza, a favore delle adozioni, che al canile comunale spezzino sono molto numerose, grazie anche a tutte le uscite sul territorio.
Il problema dei botti sta nel fatto che gli animali hanno un udito molto più sviluppato di quello umano: pertanto, siano domestici o selvatici, subisco­
no una vera e propria aggres­sione acustica, che li spinge a spaventarsi a morte.
Va detto che rispetto ai bombardamenti di certi fine d'anno del passato, oggi c’è un uso molto più limitato delle esplo­sioni. forse anche per "merito" della crisi, che spinge a rispar­miare. Ci sono state anche ripe­tute ordinanze, con le quali i sindaci hanno cercato di far capire che le esplosioni sono da sconsigliare.
Certo è che cani e gatti e vola­tili non possono che ringrazia­re. Oltretutto, modificare un'abitudine non costa molto: tanto più che rispetto ai veglio­ni di un tempo, oggi prevale la
classica passeggiata serale, in centro, per apprezzare un po’ di musica e fermarsi a consumare qualcosa di caldo. I rumo­ri forti e il fumo, che tanto spa­ventano gli animali, disturba­no anche gli spettacoli ed i con­certi. rovinando l’atmosfera di festa. Una ragione in più per evitarli, e portare con sé - piut­tosto - una bella bottiglia, per brindare insieme all'inizio di un nuovo anno.
 

 

 

 


Eutanasia in canile, i volontari:

Eutanasia in canile, i volontari: "Max è morto solo, non doveva accadere"
L'associazione "L'Impronta", Lipu e Beta protestano contro le modalità con le quali si è giunti all'iniezione letale per l'anziano animale, del quale si stavano prendendo cura i volontari.
La Spezia - Un altro episodio rompe la tranquillità all'interno del canile municipale della Spezia, dove i volontari dell'associazione "L'Impronta" sono in stato di agitazione per la morte di Max. O per meglio dire per le modalità con le quali è stata condotta la procedura che ha portato all'iniezione letale.
Max era un pitbull di 16 anni, un cane che prima di arrivare a San Venerio ha vissuto tutta la sua esistenza ai limiti del maltrattamento. È arrivato in canile già anziano e malconcio.
"Noi volontari - spiegano dall'associazione - lo abbiamo da subito coccolato per quello che si può fare in un canile con una capienza di 100 cani, dividendo comunque le attenzioni fra tutti gli ospiti. Abbiamo chiesto alla gestione di poterlo portare nella stanza dei volontari per farlo stare all’asciutto e in compagnia, dato che i box vengono lavati quotidianamente con l’acqua e i cani purtroppo devono stare nell'umido tutti i giorni della loro vita... e ci è stato concesso. Poi Max, dopo un primo miglioramento, è peggiorato. Finché un giorno è stato portato in clinica per accertamenti e dalla clinica non ha fatto più ritorno".
Un decorso che non avrebbe nulla di cui lamentarsi, se non per il dispiacere della perdita di una vita. Un'esistenza forse più preziosa delle altre, alla quale Max è rimasto aggrappato, nonostante le difficoltà, per tanti anni.

"Max è stato addormentato senza poter avere vicino una persona che considerasse amica, i volontari non sono stati avvertiti, quei volontari che si sono sempre offerti di stare vicino, nonostante il dolore, a quei cani che purtroppo muoiono in canile perché nessuno ha mai scelto di adottare. Max è stato soppresso nella clinica convenzionata col canile, l’autorizzazione ci dicono sia arrivata dall’Ufficio tutela animali e non ne capiamo la motivazione e il meccanismo. Max è morto solo, sopra un tavolo di acciaio. Max non ha potuto, nel suo ultimo istante, guardare negli occhi chi conosceva e amava. Max è stato tradito due volte. Sarebbe bastata una telefonata per correre da lui e dargli conforto... solo una telefonata. Sarebbe bastata una telefonata per non farlo morire solo.
Non stiamo giudicando il fatto che sia stato soppresso, probabilmente era arrivato il suo momento, nessuno mette in dubbio il parere del veterinario, siamo solo sconcertati dal fatto che il tutto sia dovuto accadere senza il supporto dei volontari. Auspichiamo però - concludono i volontari, sostenuti anche da Lipu e Beta (Benessere e tutela animali) - che sia stato almeno rispettato il capitolato d’oneri del canile municipale spezzino che prevede che in caso di eutanasia il parere favorevole deve essere chiesto a due veterinari. Speriamo con tutto il cuore che fatti di questo genere non accadano mai più. Noi ci siamo per loro. Nessuno deve morire solo".


I nostri amici a quattro zampe testimonial nella campagna contro i botti sono finiti anche tra le pagine de Il Secolo XIX in questo articolo della giornalista Sondra Coggio.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
QUARANTA spazi di affissione, messi a disposizione dal Comune della Spezia, accoglieranno da oggi la campagna “Amiamoli un botto”: mirata a convincere gli spezzini a rinunciare ai botti di fine anno, nel rispetto degli animali, che soffrono moltissimo, e si terrorizzano, a causa delle esplosioni.
Già in questi giorni, c’è chi si diverte a sparare petardi: nonostante manchino ancora due settimane a Capodanno. Ci sono molte segnalazioni, da parte di cittadini, che lamentano di non poter portar fuori il proprio cane, in certi quartieri: in cui c’è chi già “festeggia”. In particolare, accade all’Umbertino. Serve più sensibilità.
La campagna vede unite tante associazioni: Animalisti Italiani, Associazione Beta, Lega anti vivisezione Lav, Legambiente, Lipu, Sos Randagi, Associazione L’Impronta. Vuole far capire gli effetti devastanti delle esplosioni, su cani e gatti, ma anche volatili, e tutti gli animali in genere. Federica Furlan, di Animalisti Italiani, ha messo a punto anche una filastrocca, sottolineando che i botti non sono festa per tutti: il gatto non ha pace, il cane spezza la catena e fugge, l’uccellino giace a terra inanimato, perché gli si è fermato il cuore.
E’ l’effetto del terrore: da qui l’invito a far festa rinunciando ai petardi, per un’esplosione di sola allegria. Ci sono anche i consigli, per evitare conseguenze drammatiche: non lasciare soli i propri animali, minimizzare il rumore accendendo radio o televisione, evitare di lasciarli all’aperto in giardino o sul balcone, evitare di legarli alla catena, dotarli di elementi identificativi in modo da poterli ritrovare in caso di fuga. E poi, se il cane è anziano, o cardiopatico, o sensibile allo stress, contattare il proprio veterinario, per intervenire preventivamente - nel caso - con un tranquillante, che possa minimizzare gli effetti dei botti. Come testimonial della campagna, sono stati scelti i cani del canile comunale di San Venerio. Le immagini sono di una giovanissima volontaria, Martina Pindaro. Ciascuno regge un cartello, con su scritto “Botti? No Grazie”, o altri slogan simpatici, come “No ai botti, sì ai biscotti”.
«L’effetto è davvero d’impatto - sottolinea Pierandrea Fosella, fra i fondatori de L’Impronta - siamo convinti che servirà: è bello aver messo insieme tante associazioni, e aver collaborato tutti insieme. Chi ha curato la grafica, chi ha dato una mano, chi ha portato le fotografie in stampa, chi si occuperà della distribuzione».
Il consigliere comunale Roberto Luciano Masia si è reso interprete del progetto presso il Comune, che ha garantito gli spazi, ed il patrocinio. Ora tocca agli spezzini, dimostrare di aver compreso il senso profondo dell’appello di Nerone, di Apollo, di Pongo e di tutti gli altri cani, e dei gatti, e di tutti gli animali, che non comprendono il senso dei bombardamenti di Capodanno. Come dice Federica, meglio far esplodere solo l’allegria.

I nostri amici a quattro zampe testimonial nella campagna contro i botti sono finiti anche tra le pagine de Il Secolo XIX in questo articolo della giornalista Sondra Coggio.

 

Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:

 

QUARANTA spazi di affissione, messi a disposizione dal Comune della Spezia, accoglieranno da oggi la campagna “Amiamoli un botto”: mirata a convincere gli spezzini a rinunciare ai botti di fine anno, nel rispetto degli animali, che soffrono moltissimo, e si terrorizzano, a causa delle esplosioni.
Già in questi giorni, c’è chi si diverte a sparare petardi: nonostante manchino ancora due settimane a Capodanno. Ci sono molte segnalazioni, da parte di cittadini, che lamentano di non poter portar fuori il proprio cane, in certi quartieri: in cui c’è chi già “festeggia”. In particolare, accade all’Umbertino. Serve più sensibilità.
La campagna vede unite tante associazioni: Animalisti Italiani, Associazione Beta, Lega anti vivisezione Lav, Legambiente, Lipu, Sos Randagi, Associazione L’Impronta. Vuole far capire gli effetti devastanti delle esplosioni, su cani e gatti, ma anche volatili, e tutti gli animali in genere. Federica Furlan, di Animalisti Italiani, ha messo a punto anche una filastrocca, sottolineando che i botti non sono festa per tutti: il gatto non ha pace, il cane spezza la catena e fugge, l’uccellino giace a terra inanimato, perché gli si è fermato il cuore.
E’ l’effetto del terrore: da qui l’invito a far festa rinunciando ai petardi, per un’esplosione di sola allegria. Ci sono anche i consigli, per evitare conseguenze drammatiche: non lasciare soli i propri animali, minimizzare il rumore accendendo radio o televisione, evitare di lasciarli all’aperto in giardino o sul balcone, evitare di legarli alla catena, dotarli di elementi identificativi in modo da poterli ritrovare in caso di fuga. E poi, se il cane è anziano, o cardiopatico, o sensibile allo stress, contattare il proprio veterinario, per intervenire preventivamente - nel caso - con un tranquillante, che possa minimizzare gli effetti dei botti. Come testimonial della campagna, sono stati scelti i cani del canile comunale di San Venerio. Le immagini sono di una giovanissima volontaria, Martina Pindaro. Ciascuno regge un cartello, con su scritto “Botti? No Grazie”, o altri slogan simpatici, come “No ai botti, sì ai biscotti”.
«L’effetto è davvero d’impatto - sottolinea Pierandrea Fosella, fra i fondatori de L’Impronta - siamo convinti che servirà: è bello aver messo insieme tante associazioni, e aver collaborato tutti insieme. Chi ha curato la grafica, chi ha dato una mano, chi ha portato le fotografie in stampa, chi si occuperà della distribuzione».
Il consigliere comunale Roberto Luciano Masia si è reso interprete del progetto presso il Comune, che ha garantito gli spazi, ed il patrocinio. Ora tocca agli spezzini, dimostrare di aver compreso il senso profondo dell’appello di Nerone, di Apollo, di Pongo e di tutti gli altri cani, e dei gatti, e di tutti gli animali, che non comprendono il senso dei bombardamenti di Capodanno. Come dice Federica, meglio far esplodere solo l’allegria.

L'adozione del gatto Giuliano in questo articolo della giornalista Sondra Coggio su Il Secolo XIX.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
E dopo Harlock, il micio senza un occhio, adottato solo pochi giorni fa da una giovane donna che ha saputo guardare oltre quel particolare, anche il gatto Giuliano ha trovato una casa, e ha potuto lasciare il canile comunale spezzino.
Un’adozione del cuore, quella del gattino, che stava così male in canile da “strapparsi tutto il pelo”.
Non era felice, nonostante le cure prestate dal personale e dai volontari.
C’è poco da fare. Una gabbia non è il massimo. E anche se Giuliano poteva uscire in cortile, non si trattava di una vita vera.
Era un mondo “chiuso”, inevitabilmente troppo stretto, per un felino.
A raccontare della sua tristezza, del suo lento scivolare in una sorta di abbandono, sono i volontari dell’associazione L’Impronta, che si erano presi particolarmente a cuore il suo caso, e ora sono veramente contenti di questo lieto fine.
“Era un gatto meraviglioso, ma soffriva la reclusione – raccontano – tanto che piano piano il suo carattere è cambiato.
Sembrava triste. La sua bella pelliccia si era tutta rovinata. Si accontentava ormai di uscire solo poco, in canile, e poi – dopo aver guardato il mondo – tornava ad appallottolarsi su sé stesso”.
Svogliato. Rassegnato. Disinteressato del mondo e della sua stessa vita. Giuliano era diventato così.
Ad adottarlo, è stato il proprietario di altri tre gatti, che è salito apposta per portarlo via, e dargli una possibilità.
Ora, Giuliano ha uno spazio verde, e una casa tutta sua: è finalmente libero, e amato, libero di essere gatto, in uno spazio protetto, ma comunque simile alla natura, che tanto gli mancava in canile.

L'adozione del gatto Giuliano in questo articolo della giornalista Sondra Coggio su Il Secolo XIX.

 

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E dopo Harlock, il micio senza un occhio, adottato solo pochi giorni fa da una giovane donna che ha saputo guardare oltre quel particolare, anche il gatto Giuliano ha trovato una casa, e ha potuto lasciare il canile comunale spezzino.
Un’adozione del cuore, quella del gattino, che stava così male in canile da “strapparsi tutto il pelo”.
Non era felice, nonostante le cure prestate dal personale e dai volontari.
C’è poco da fare. Una gabbia non è il massimo. E anche se Giuliano poteva uscire in cortile, non si trattava di una vita vera.
Era un mondo “chiuso”, inevitabilmente troppo stretto, per un felino.
A raccontare della sua tristezza, del suo lento scivolare in una sorta di abbandono, sono i volontari dell’associazione L’Impronta, che si erano presi particolarmente a cuore il suo caso, e ora sono veramente contenti di questo lieto fine.
“Era un gatto meraviglioso, ma soffriva la reclusione – raccontano – tanto che piano piano il suo carattere è cambiato.
Sembrava triste. La sua bella pelliccia si era tutta rovinata. Si accontentava ormai di uscire solo poco, in canile, e poi – dopo aver guardato il mondo – tornava ad appallottolarsi su sé stesso”.
Svogliato. Rassegnato. Disinteressato del mondo e della sua stessa vita. Giuliano era diventato così.
Ad adottarlo, è stato il proprietario di altri tre gatti, che è salito apposta per portarlo via, e dargli una possibilità.
Ora, Giuliano ha uno spazio verde, e una casa tutta sua: è finalmente libero, e amato, libero di essere gatto, in uno spazio protetto, ma comunque simile alla natura, che tanto gli mancava in canile.

Articolo uscito su Il Secolo XIX che parla del contest fotografico per sensibilizzare le persone contro l'uso di petardi a capodanno.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Ecco i vincitori del contest fotografico organizzato dalle sigle animaliste e ambientaliste contro i botti di fine anno, che terrorizzano gli animali.
Le fotografie più gettonate, che saranno premiate con pensierini per cani e gatti, sono quelle di Mosè Celeghin, con

Articolo uscito su Il Secolo XIX che parla del contest fotografico per sensibilizzare le persone contro l'uso di petardi a capodanno.

 

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Ecco i vincitori del contest fotografico organizzato dalle sigle animaliste e ambientaliste contro i botti di fine anno, che terrorizzano gli animali.
Le fotografie più gettonate, che saranno premiate con pensierini per cani e gatti, sono quelle di Mosè Celeghin, con "Milù fra i cappotti", la sua gattina, che ha ritratto anche accanto ad un fiasco, con la scritta "Facciamoci due gotti, e non pensiamo ai botti"; quella di Federica Cappagli, che ha postato il suo cane Pago, che ormai non li sente più, è sordo, ma solidarizza con i cani che li sentono purtroppo molto bene; quella di Elena Genovesi, che ha inventato una sorta di fumetto, con il primo cane che dice appunto ”No ai botti, sì ai biscotti”, e l'altro che sospira: “Ma questa pensa sempre a magnà…”; quelle di Laura Pezzica con Amabile ed Alice Bufano con Rex.
Il contest è stato organizzato dall'associazione I tesori di Beta, insieme a “Lipu”, “Lav”, l'associazione “L'Impronta”, “Legambiente”, “Sos Randagi”, “Animalisti Italiani” e ha affiancato la campagna di sensibilizzazione che anche quest’anno ha mobilitato centinaia di volontari.

Il nostro banchetto in città su Il Secolo XIX.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Tre amici a quattro zampe, in cerca di un'adozione, saranno protagonisti dell'iniziativa in programma oggi, ma anche domani, dalle 15.30, in piazzetta Attilio Del Santo, in centro, alla Spezia. Li porteranno i volontari dell'associazione L'Impronta, nell'intento di far conoscere i cani ospiti del canile comunale di San Venerio. Ce ne sono di diverse razze, di misura piccole e media, oppure grande. E' possibile visitare la struttura per visionare i tanti cani che aspettano un'adozione.

Il nostro banchetto in città su Il Secolo XIX.

 

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Tre amici a quattro zampe, in cerca di un'adozione, saranno protagonisti dell'iniziativa in programma oggi, ma anche domani, dalle 15.30, in piazzetta Attilio Del Santo, in centro, alla Spezia. Li porteranno i volontari dell'associazione L'Impronta, nell'intento di far conoscere i cani ospiti del canile comunale di San Venerio. Ce ne sono di diverse razze, di misura piccole e media, oppure grande. E' possibile visitare la struttura per visionare i tanti cani che aspettano un'adozione.


Il nostro banchetto in Piazza Beverino con Pongo ed Arturo raccontato in questo articolo su Il Secolo XIX.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
I volontari dell’Impronta in strada per cercare i padroni di Pongo e Arturo
Oggi, dalle 15 alle 20, l’associazione Impronta, che raccoglie i volontari del canile, sarà in piazza Beverini, con un punto informativo sulle attività di volontariato. Ci saranno anche due testimonial importanti: due cani che vivono in cella, e che sperano in un’adozione.
SI tratta di Arturo e Pongo. Arturo ha un mix di colori, dal bianco al nocciola, mentre Pongo è nero, brizzolato sul musetto.
Sono due cani molto tranquilli, docili, giocherelloni, che amano la presenza umana.
«Hanno un carattere splendido – raccontano i volontari – che la gabbia non ha cambiato: sono gioiosi, vogliono fare amicizia, e sono adatti a qualsiasi tipo di famiglia».
Le uscite dei volontari hanno dato l’opportunità di molte adozioni. C’è chi ha in animo di prendere con sé un cane, e per tante ragioni non pensa al canile. Forse temendo che i cani abbandonati possano essere meno belli o meno facili da gestire.
È il contrario. Non solo i cani sono belli, ma sono predisposti a un affetto anche più grande, rispetto agli altri: perché hanno sperimentato la solitudine.
A rotazione, l’associazione Impronta porterà in città altri cani, nel tentativo di farli conoscere.

Il nostro banchetto in Piazza Beverino con Pongo ed Arturo raccontato in questo articolo su Il Secolo XIX.

 

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I volontari dell’Impronta in strada per cercare i padroni di Pongo e Arturo
Oggi, dalle 15 alle 20, l’associazione Impronta, che raccoglie i volontari del canile, sarà in piazza Beverini, con un punto informativo sulle attività di volontariato. Ci saranno anche due testimonial importanti: due cani che vivono in cella, e che sperano in un’adozione.
SI tratta di Arturo e Pongo. Arturo ha un mix di colori, dal bianco al nocciola, mentre Pongo è nero, brizzolato sul musetto.
Sono due cani molto tranquilli, docili, giocherelloni, che amano la presenza umana.
«Hanno un carattere splendido – raccontano i volontari – che la gabbia non ha cambiato: sono gioiosi, vogliono fare amicizia, e sono adatti a qualsiasi tipo di famiglia».
Le uscite dei volontari hanno dato l’opportunità di molte adozioni. C’è chi ha in animo di prendere con sé un cane, e per tante ragioni non pensa al canile. Forse temendo che i cani abbandonati possano essere meno belli o meno facili da gestire.
È il contrario. Non solo i cani sono belli, ma sono predisposti a un affetto anche più grande, rispetto agli altri: perché hanno sperimentato la solitudine.
A rotazione, l’associazione Impronta porterà in città altri cani, nel tentativo di farli conoscere.

Chiara Bellè..un mito...recupera anche galline!!Grazie come sempre a Carlo e Perla!!!
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
L’ha trovata una ragazza, che fa volontariato al canile.
C’era qualcosa, che si muoveva, sul ciglio della strada. Dietro le piume, arriffate, c’era una testolina reclinata. Gli occhietti ormai chiusi, magrissima. Una gallina.
Non è davvero il classico salvataggio, quello di Elvira: come è stata ribattezzata.
Evidentemente qualcun l’aveva gettata via, viva, perché non stava bene.
Non serviva più. Non valeva più niente. Elvira non aveva più forze.
Non riusciva più a mangiare, da sola. Si è lasciata avvicinare, inerme, e raccogliere.
E il consulto del veterinario è stato serio: stava combattendo una malattia respiratoria. Curare un animale, costa.
Lo sa bene chi ha un cane, un gatto: o anche una gallina.
Costa sacrifici, e costa medicine. Spesso, purtroppo, capita che gli animali che non stanno bene siano abbandonati, in strada.
Elvira era molto triste. È solo una gallina, certo, ma ormai aveva incrociato il suo destino, con quello di chi non ha voluto lasciarla così, con la sua sofferenza.
Il costo della cura, di certo supera il suo valore di mercato: come avviene per le galline ovaiole, sfruttate negli allevamenti intensivi.
Quando sono sfinite, vengono gettate via. Per la giovane che l’ha trovata, è stata una scommessa. Elvira aveva bisogno di cure, e di un aiuto, per ricominciare a mangiare.
Lo studio del medico veterinario Carlo Andreoni e la pazienza della volontaria Perla Lucchini, hanno consentito a Elvira di superare la malattia, e di tornare in piena salute.
E lei, per tutta risposta, ha deposto le prime uova, perfette. Il suo modo per dire grazie, per essere stata restituita alla sua vita. Una vita migliore.
Forse, chissà, era stata acquistata per le carni: invece la ragazza che l’ha salvata, la terrà con se, in un’area verde.
Potrà girare libera. Elvira sa già come ringraziare: con il dono delle sue uova.
Una storia singolare, che richiama la bella iniziativa di alcune donne inglesi, che riscattano le galline scartate dagli allevamenti, quando lo stress le rende troppo fragili e confezionano per loro maglioncini, al posto delle piume perdute.
Prima che qualcuno dica che c’è qualche essere umano che ha più bisogno, va detto che per ogni maglioncino confezionato, non viene chiesto un euro, ma una donazione all’infanzia.
Perché si può rispettare e amare la vita, in tutte le sue forme.
Come nel caso di Elvira, sfruttata e riscattata dal bel gesto di una ragazza.

Chiara Bellè..un mito...recupera anche galline!!Grazie come sempre a Carlo e Perla!!!

 

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L’ha trovata una ragazza, che fa volontariato al canile.
C’era qualcosa, che si muoveva, sul ciglio della strada. Dietro le piume, arriffate, c’era una testolina reclinata. Gli occhietti ormai chiusi, magrissima. Una gallina.
Non è davvero il classico salvataggio, quello di Elvira: come è stata ribattezzata.
Evidentemente qualcun l’aveva gettata via, viva, perché non stava bene.
Non serviva più. Non valeva più niente. Elvira non aveva più forze.
Non riusciva più a mangiare, da sola. Si è lasciata avvicinare, inerme, e raccogliere.
E il consulto del veterinario è stato serio: stava combattendo una malattia respiratoria. Curare un animale, costa.
Lo sa bene chi ha un cane, un gatto: o anche una gallina.
Costa sacrifici, e costa medicine. Spesso, purtroppo, capita che gli animali che non stanno bene siano abbandonati, in strada.
Elvira era molto triste. È solo una gallina, certo, ma ormai aveva incrociato il suo destino, con quello di chi non ha voluto lasciarla così, con la sua sofferenza.
Il costo della cura, di certo supera il suo valore di mercato: come avviene per le galline ovaiole, sfruttate negli allevamenti intensivi.
Quando sono sfinite, vengono gettate via. Per la giovane che l’ha trovata, è stata una scommessa. Elvira aveva bisogno di cure, e di un aiuto, per ricominciare a mangiare.
Lo studio del medico veterinario Carlo Andreoni e la pazienza della volontaria Perla Lucchini, hanno consentito a Elvira di superare la malattia, e di tornare in piena salute.
E lei, per tutta risposta, ha deposto le prime uova, perfette. Il suo modo per dire grazie, per essere stata restituita alla sua vita. Una vita migliore.
Forse, chissà, era stata acquistata per le carni: invece la ragazza che l’ha salvata, la terrà con se, in un’area verde.
Potrà girare libera. Elvira sa già come ringraziare: con il dono delle sue uova.
Una storia singolare, che richiama la bella iniziativa di alcune donne inglesi, che riscattano le galline scartate dagli allevamenti, quando lo stress le rende troppo fragili e confezionano per loro maglioncini, al posto delle piume perdute.
Prima che qualcuno dica che c’è qualche essere umano che ha più bisogno, va detto che per ogni maglioncino confezionato, non viene chiesto un euro, ma una donazione all’infanzia.
Perché si può rispettare e amare la vita, in tutte le sue forme.
Come nel caso di Elvira, sfruttata e riscattata dal bel gesto di una ragazza.

Nerone cerca casa, ed è protagonista di questo articolo uscito su Il Secolo XIX.
 
Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
NERONE è sceso in città. La neonata associazione dei volontari del canile di San Venerio, composta da giovani che da tempo prestano servizio vo­lontario nella struttura, ha portato in centro il cagnolino di otto anni, paralizzato alle zampe posteriori, che ha necessità del carrellino, per uscire. Il suo nome è Nerone: purtroppo le zampette non rispondono più, ma questa limitazione non ha cambiato il suo carattere, so­cievole e positivo. «Lui non sa nemmeno di essere un cane diverso dagli altri - raccontano i volontari - e infatti corre come un matto, con o senza carrellino. È un un cane pieno di gioia di vivere. E ama moltissimo la compagnia». È stata la sua prima uscita pubblica, dopo i giretti con i volontari, fatti più volte all’esterno del canile. Giretti che naturalmente Nerone adora. Gli piace stare in compa­gnia, in mezzo alle persone, e gli piace tanto uscire dalla sua gabbia, sulla strada.
Da qui, il nome della prima passeggiata ufficiale: «Nerone on the road». Sono tanti, i cani del canile comunale: ce ne sono di taglie diverse, da quelli piccoli a quelli più grandi. Molti sono adulti e non per questo meno belli dei cuccioli. Anzi: il cane adulto è più semplice da gestire e ha tantissimo affetto da dare. Il canile si può visitare, per farsi un'idea di quanti cani siano in attesa di un’adozione. Ci sono anche numerosi gatti, che sperano di poter trovare una famiglia. Nei giorni di martedì, giovedì, venerdì e domenica (16-19) e sabato (10-19). ci sono anche i volontari, ad affiancare gli operatori. Si tratta degli orari migliori, per fare una visita, perché il personale ha da sbrigare tutti i compiti quotidiani di pulizia, e potendo contare sui volontari è possibile avere una guida in più, e visitare la struttura con calma, per visionare i tanti cani che aspet­tano un’adozione.

Nerone cerca casa, ed è protagonista di questo articolo uscito su Il Secolo XIX.

 

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NERONE è sceso in città. La neonata associazione dei volontari del canile di San Venerio, composta da giovani che da tempo prestano servizio vo­lontario nella struttura, ha portato in centro il cagnolino di otto anni, paralizzato alle zampe posteriori, che ha necessità del carrellino, per uscire. Il suo nome è Nerone: purtroppo le zampette non rispondono più, ma questa limitazione non ha cambiato il suo carattere, so­cievole e positivo. «Lui non sa nemmeno di essere un cane diverso dagli altri - raccontano i volontari - e infatti corre come un matto, con o senza carrellino. È un un cane pieno di gioia di vivere. E ama moltissimo la compagnia». È stata la sua prima uscita pubblica, dopo i giretti con i volontari, fatti più volte all’esterno del canile. Giretti che naturalmente Nerone adora. Gli piace stare in compa­gnia, in mezzo alle persone, e gli piace tanto uscire dalla sua gabbia, sulla strada.
Da qui, il nome della prima passeggiata ufficiale: «Nerone on the road». Sono tanti, i cani del canile comunale: ce ne sono di taglie diverse, da quelli piccoli a quelli più grandi. Molti sono adulti e non per questo meno belli dei cuccioli. Anzi: il cane adulto è più semplice da gestire e ha tantissimo affetto da dare. Il canile si può visitare, per farsi un'idea di quanti cani siano in attesa di un’adozione. Ci sono anche numerosi gatti, che sperano di poter trovare una famiglia. Nei giorni di martedì, giovedì, venerdì e domenica (16-19) e sabato (10-19). ci sono anche i volontari, ad affiancare gli operatori. Si tratta degli orari migliori, per fare una visita, perché il personale ha da sbrigare tutti i compiti quotidiani di pulizia, e potendo contare sui volontari è possibile avere una guida in più, e visitare la struttura con calma, per visionare i tanti cani che aspet­tano un’adozione.

La nascita della nostra Associazione raccontata sulle pagine de La Nazione dalla giornalista Giulia Tonelli.
 
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A motivarli è stata una pas­sione coltiva» in comune: quella per gli animali in difficoltà. I vo­lontari del canile municipale di San Venerio (La Spezia) sono re­centemente divenuti associazio­ne. Il nome scelto dal gruppo, che racchiude una ventina di volonta­ri, è: 'L’Impronta’. E così, le perso­ne che hanno scelto di prendersi cura di decine c decine di cani e gatti del territorio, hanno potuto festeggiare insieme il traguardo raggiunto.
Lo hanno fatto incontrandosi, per un brindisi, in un locale del centro storico. A spiegare il perché di questa scelta, i volontari stessi: «Desideravamo ottenere una maggiore tutela - hanno detto all’unanimità - in modo da poter operare al meglio durante le attività che organizziamo, regolarmente, nel ter­ritorio». I documenti, le firme che hanno permesso di inaugurare Im­pronta, hanno di fatto aggiunto va­lore ad una realtà esistente: quella di un gruppo che, restando sempre compatto c unito si è sempre impe­gnato a soccorrere i piccoli cuori sensibili degli animali ospiti di
San Venerio, e non solo. I volonta­ri - in particolare nell’ultimo anno - hanno collaborato con diverse associazioni animaliste del territorio e dintorni per 'combattere’ insie­me delle battaglie in sostegno del­le specie animali in difficoltà. Per­ché hanno capito che «uniti si è più forti».E ora, la soddisfazione dei membri d’impronta, è grande. I più adulti si commuovono davan­ti alla volontà dei più giovani di aderire a questo nuovo percorso che, probabilmente, è inesplorato anche per i volontari più navigati. A confermare questa realtà, che li riempie d’orgoglio, sono state le tante tessere dei soci diciottenni, degli studenti che hanno deciso di dedicarsi al volontariato. Nono- stante la tenera età, anche loro hanno fatto una scelta importante: prendersi cura dei più deboli. Dei cani e dei gatti che vivono situazioni difficili e hanno bisogno di un aiuto concreto e di un calore uma­no che, io altro modo, non avreb­bero il piacere di conoscere. Per far parte dell’associazione L’Impronta non è obbligatorio rendersi parte attiva del gruppo. Chiunque può dimostrare il proprio sostegno richiedendo la tessera e pagando la tassa associativa che garantisce pa­ri diritti c doveri all'interno del gruppo. Per info telefonare ad Elisabetta, presidente dell’Impronta, al 3382635117 oppure, al contatto della vicepresidente Losa (320 1458159).

La nascita della nostra Associazione raccontata sulle pagine de La Nazione dalla giornalista Giulia Tonelli.

 

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A motivarli è stata una pas­sione coltiva» in comune: quella per gli animali in difficoltà. I vo­lontari del canile municipale di San Venerio (La Spezia) sono re­centemente divenuti associazio­ne. Il nome scelto dal gruppo, che racchiude una ventina di volonta­ri, è: 'L’Impronta’. E così, le perso­ne che hanno scelto di prendersi cura di decine c decine di cani e gatti del territorio, hanno potuto festeggiare insieme il traguardo raggiunto.
Lo hanno fatto incontrandosi, per un brindisi, in un locale del centro storico. A spiegare il perché di questa scelta, i volontari stessi: «Desideravamo ottenere una maggiore tutela - hanno detto all’unanimità - in modo da poter operare al meglio durante le attività che organizziamo, regolarmente, nel ter­ritorio». I documenti, le firme che hanno permesso di inaugurare Im­pronta, hanno di fatto aggiunto va­lore ad una realtà esistente: quella di un gruppo che, restando sempre compatto c unito si è sempre impe­gnato a soccorrere i piccoli cuori sensibili degli animali ospiti di
San Venerio, e non solo. I volonta­ri - in particolare nell’ultimo anno - hanno collaborato con diverse associazioni animaliste del territorio e dintorni per 'combattere’ insie­me delle battaglie in sostegno del­le specie animali in difficoltà. Per­ché hanno capito che «uniti si è più forti».E ora, la soddisfazione dei membri d’impronta, è grande. I più adulti si commuovono davan­ti alla volontà dei più giovani di aderire a questo nuovo percorso che, probabilmente, è inesplorato anche per i volontari più navigati. A confermare questa realtà, che li riempie d’orgoglio, sono state le tante tessere dei soci diciottenni, degli studenti che hanno deciso di dedicarsi al volontariato. Nono- stante la tenera età, anche loro hanno fatto una scelta importante: prendersi cura dei più deboli. Dei cani e dei gatti che vivono situazioni difficili e hanno bisogno di un aiuto concreto e di un calore uma­no che, io altro modo, non avreb­bero il piacere di conoscere. Per far parte dell’associazione L’Impronta non è obbligatorio rendersi parte attiva del gruppo. Chiunque può dimostrare il proprio sostegno richiedendo la tessera e pagando la tassa associativa che garantisce pa­ri diritti c doveri all'interno del gruppo. Per info telefonare ad Elisabetta, presidente dell’Impronta, al 3382635117 oppure, al contatto della vicepresidente Losa (320 1458159).

La nascita della nostra associazione sulle pagine de Il Secolo XIX.
 
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E' NATA alla Spezia una nuova associazione di volontariato, che opera nel campo della tu­tela degli animali. Si chiama “L’Impronta

La nascita della nostra associazione sulle pagine de Il Secolo XIX.

 

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E' NATA alla Spezia una nuova associazione di volontariato, che opera nel campo della tu­tela degli animali. Si chiama “L’Impronta", ed è una realtà che raccoglie i volontari indi- pendenti. che da tempo pre­stano un importante servizio all'interno della struttura canile comunale della Spezia, che ha la sua sede a San Venerio.
Il motivo della costituzione in associazione, spiegano i vo­lontari. sta nell’esigenza di ri­conoscersi in una propria identità. «L’obiettivo – preci­sano – è quello di proseguire nell’impegno, identificandosi all’interno di un nome, di un gruppo, che crei anche un mo­dello di aggregazione umana, solidale e disponibile, al fine di perseguire i suoi scopi asso­ciativi».
I volontari si prodigheranno ancora per quei cani e gatti “senza padrone”, che magari un padrone l’hanno avuto, ma sono stati “restituiti”, perché non più desiderati. Ogni storia è diversa, ma un cane o un gatto che abbiano vissuto con una famiglia, in una casa, soffrono poi moltissimo, quando si ritrovano in una gabbia: anche se l’attenzione c’è, e ci sono presenza, pulizia e cibo.
Si fa quello che si può: e i vo­lontari fanno la differenza, nel
rendere migliore la permanenza. Il gruppo è impegnato anche nella diffusione delle adozioni, e nelle iniziative di sostegno delle particolari necessità. L’associazione si compone di ragazzi, che collaborano insieme. È possibile scrivere all’associazione, per dare una mano, e per contribuire. L'indirizzo di posta elettroni­ca è improntavolontaricanile@gmail.com.
Cè anche una pagina su FB: il nome è “L’im­pronta volontari indipendenti canile”. I ragazzi ringraziano i consiglieri comunali che – in modo trasversale – hanno contribuito a sostenere le ra­gioni del volontariato nel canile comunale: Edmondo Bucchioni, Marcello Delfino. Maurizio Ferraioli, Giulio Guerri, Roberto Luciano Masia e Pierluigi Sommovigo.
E già oggi dalle 15.30 alle 20. l'associazione L'Impronta sarà in centro, in via del Prione, nei pressi del museo Lia. con alcuni dei cagnolini del canile di San Venerio. Ci sarà la dolce Ara, che ancora non ha trovato adozione: e che ormai si è abi­tuata a fare da mascotte alle uscite dalla struttura di San Venerio. E ci sarà Nerone, “detto anche Hamilton per la sua guida spericolata". E' un cane che si avvale del carrellino. per muoversi.

Il nostro mitico Nerone ed il salvataggio di un piccolo micio!!!
 
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Mamma gatta doveva saperlo. Le avevano raccontato di certo che Ambra aveva già adottato un cagnolino disabile, Nerone. Così, dovendo abbandonare uno dei suoi cuccioli, perché troppo stanca, lo ha portato in salotto: e l’ha adagiato lì. Un ultimo bacio, una leccatina. Il cuore che si stringe di dolore. Poi, via. Saltando dalla finestra, proprio come era entrata. Sembra una favola. E’ la pura realtà. E quando Ambra ha trovato quel neonato, tutto ossa, si è stropicciata gli occhi: perché non sapeva da dove fosse arrivato. E non sapeva come tenerlo. Le belle storie hanno bisogno di personaggi buoni. Ed ecco Federica: animalista, storica volontaria. Una che di gattini ne ha già salvati tanti. «Mi è sembrata un’impresa impossibile – confida – perché aveva ancora gli occhi velati. Posso solo immaginare con quale dolore la mamma l’abbia lasciato. Doveva essere proprio disperata». Sono iniziate così due settimane di poppate, collirio, siringhe con antibiotico, corse dal veterinario: «Sempre col terrore che mi morisse fra le mani, fra vomitini e cacche da pulire, antipulci, scorte di pappine, trasportino». Chi ama gli animali lo sa. Sa che un cucciolo è un cucciolo: sia d’uomo, sia di gatto. Richiede tempo, pazienza, cure. «E giorni di ferie», ride Federica. La buona notizia, è che lo scricciolo ce l’ha fatta. S’è salvato, sta bene. E ha trovato un “padre adottivo”. «Io non potevo tenerlo, ne ho già altri – racconta – così ho cercato un’adozione, e l’ho selezionata: Christian se n’è innamorato. Non gli farà mancare coccole e attenzioni». Il minuscolo esserino, vivacissimo, sta imparando a fare Tarzan. Si arrampica, si lancia. «Mi mancherà la corsa a casa per guardarlo giocare con il topino di pezza – ammette Federica – mi mancheranno le fusa, le zampine, le scalate fino alle spalle. Un trottolino che ha sconfitto un destino che pareva segnato». Da Ambra a Federica, a Christian. Mamma gatta ha scelto bene, quando si è introdotta furtivamente in quella casa, per lasciare il suo piccino su quel divano. Da dove sia spuntata, non si sa: e non lo scoprirà probabilmente nessuno. Certo è che fra gli animali esiste un mondo di comunicazioni parallele, che sfugge agli “umani”. Mamma gatta ha sentito che di Ambra si poteva fidare. Glielo avrà detto Nerone, il cagnolino disabile, appena adottato dal canile comunale: lui, ha potuto lasciare la sua cella, e trovare una famiglia che lo coccola, e che lo cura, anche se ha bisogno di tanto tanto tempo, perché la le zampette paralizzate. E' bello immaginare che sia stato proprio Nerone, a consigliare mamma gatta, a dirle di lasciarlo in quella casa, perché il piccolo orfanello avrebbe ricevuto tutte le cure. Ed è bello poter raccontare una storia a lieto fine.

Il nostro mitico Nerone ed il salvataggio di un piccolo micio!!!

 

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Mamma gatta doveva saperlo. Le avevano raccontato di certo che Ambra aveva già adottato un cagnolino disabile, Nerone. Così, dovendo abbandonare uno dei suoi cuccioli, perché troppo stanca, lo ha portato in salotto: e l’ha adagiato lì. Un ultimo bacio, una leccatina. Il cuore che si stringe di dolore. Poi, via. Saltando dalla finestra, proprio come era entrata. Sembra una favola. E’ la pura realtà. E quando Ambra ha trovato quel neonato, tutto ossa, si è stropicciata gli occhi: perché non sapeva da dove fosse arrivato. E non sapeva come tenerlo. Le belle storie hanno bisogno di personaggi buoni. Ed ecco Federica: animalista, storica volontaria. Una che di gattini ne ha già salvati tanti. «Mi è sembrata un’impresa impossibile – confida – perché aveva ancora gli occhi velati. Posso solo immaginare con quale dolore la mamma l’abbia lasciato. Doveva essere proprio disperata». Sono iniziate così due settimane di poppate, collirio, siringhe con antibiotico, corse dal veterinario: «Sempre col terrore che mi morisse fra le mani, fra vomitini e cacche da pulire, antipulci, scorte di pappine, trasportino». Chi ama gli animali lo sa. Sa che un cucciolo è un cucciolo: sia d’uomo, sia di gatto. Richiede tempo, pazienza, cure. «E giorni di ferie», ride Federica. La buona notizia, è che lo scricciolo ce l’ha fatta. S’è salvato, sta bene. E ha trovato un “padre adottivo”. «Io non potevo tenerlo, ne ho già altri – racconta – così ho cercato un’adozione, e l’ho selezionata: Christian se n’è innamorato. Non gli farà mancare coccole e attenzioni». Il minuscolo esserino, vivacissimo, sta imparando a fare Tarzan. Si arrampica, si lancia. «Mi mancherà la corsa a casa per guardarlo giocare con il topino di pezza – ammette Federica – mi mancheranno le fusa, le zampine, le scalate fino alle spalle. Un trottolino che ha sconfitto un destino che pareva segnato». Da Ambra a Federica, a Christian. Mamma gatta ha scelto bene, quando si è introdotta furtivamente in quella casa, per lasciare il suo piccino su quel divano. Da dove sia spuntata, non si sa: e non lo scoprirà probabilmente nessuno. Certo è che fra gli animali esiste un mondo di comunicazioni parallele, che sfugge agli “umani”. Mamma gatta ha sentito che di Ambra si poteva fidare. Glielo avrà detto Nerone, il cagnolino disabile, appena adottato dal canile comunale: lui, ha potuto lasciare la sua cella, e trovare una famiglia che lo coccola, e che lo cura, anche se ha bisogno di tanto tanto tempo, perché la le zampette paralizzate. E' bello immaginare che sia stato proprio Nerone, a consigliare mamma gatta, a dirle di lasciarlo in quella casa, perché il piccolo orfanello avrebbe ricevuto tutte le cure. Ed è bello poter raccontare una storia a lieto fine.


Il nostro Pongone, il gigante buono su Il Secolo XIX.
 
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PONGO, il gigante buono: bel­lo. imponente, giocherellone, ed ancora giovane. E’ un cane davvero di significative di­mensioni. Pur essendo ancora molto giovane.
In canile è en­trato da poco. E alla struttura comunale di San Venerio. spe­rano che la sua indole gentile e allegra possa spingere qualcu­no ad adottarlo quanto prima: evitandogli di restare in gabbia troppo a lungo.
Per chi ama i cani grandi, Pongo è un ottimo investimento: ha un bel carat­tere, e l'età gli consente di ave­re tutte le caratteristiche del cucciolone, ma anche un com­portamento già abbastanza at­tento.
I volontari raccontano belle cose, sul suo conto. È pos­sibile conoscerlo, contattando il canile, in particolare negli orari in cui sono a disposizione
i volontari, che possono conce­dere più tempo, rispetto ai giorni in cui c’è il solo persona­le, alle prese con le pulizie e le tante incombenze quotidiane.
In particolare il martedì, giovedì, venerdì e la domenica dalle 16 aIIe 19, e il sabato dalle 10 alle 19.
La struttura si trova sulla collina di San Venerio. Ci sono moltissimi cani, di età diversa: di taglia piccola, media o grande. Cani che possono vivere tranquillamente in appartamento, e altri che avrebbero bisogno di uno spazio esterno: ma comunque possono adattarsi benissimo, se c’è una famiglia che voglia dare loro affetto. Il cane di canile ha le stesse qualità di qualsiasi altro: anzi. II fatto di aver sofferto, rende spesso più affettuosi: perché si è vissuto il dolore del distacco, e si vive nel desiderio di poter riavere una casa. La prova evidente di questa dolcezza, sta nelle frequenti uscite organizzate dai volontari: che scendono in città con i cani al guinzaglio, ben felici di farsi una passeggiata in mezzo alla gente.

Il nostro Pongone, il gigante buono su Il Secolo XIX.

 

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PONGO, il gigante buono: bel­lo. imponente, giocherellone, ed ancora giovane. E’ un cane davvero di significative di­mensioni. Pur essendo ancora molto giovane.
In canile è en­trato da poco. E alla struttura comunale di San Venerio. spe­rano che la sua indole gentile e allegra possa spingere qualcu­no ad adottarlo quanto prima: evitandogli di restare in gabbia troppo a lungo.
Per chi ama i cani grandi, Pongo è un ottimo investimento: ha un bel carat­tere, e l'età gli consente di ave­re tutte le caratteristiche del cucciolone, ma anche un com­portamento già abbastanza at­tento.
I volontari raccontano belle cose, sul suo conto. È pos­sibile conoscerlo, contattando il canile, in particolare negli orari in cui sono a disposizione
i volontari, che possono conce­dere più tempo, rispetto ai giorni in cui c’è il solo persona­le, alle prese con le pulizie e le tante incombenze quotidiane.
In particolare il martedì, giovedì, venerdì e la domenica dalle 16 aIIe 19, e il sabato dalle 10 alle 19.
La struttura si trova sulla collina di San Venerio. Ci sono moltissimi cani, di età diversa: di taglia piccola, media o grande. Cani che possono vivere tranquillamente in appartamento, e altri che avrebbero bisogno di uno spazio esterno: ma comunque possono adattarsi benissimo, se c’è una famiglia che voglia dare loro affetto. Il cane di canile ha le stesse qualità di qualsiasi altro: anzi. II fatto di aver sofferto, rende spesso più affettuosi: perché si è vissuto il dolore del distacco, e si vive nel desiderio di poter riavere una casa. La prova evidente di questa dolcezza, sta nelle frequenti uscite organizzate dai volontari: che scendono in città con i cani al guinzaglio, ben felici di farsi una passeggiata in mezzo alla gente.

Si parla dell'evento di Bocca di Magra organizzato con le associazioni Beta e Quattro Zampe in Verde in questo articolo della giornalista Sondra Coggio.
 

Per agevolarne la lettura  riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
BOCCA di Magra ospita domani, dalle 10 alle 19, un'altra bella iniziativa dei volontari animalisti: tutto il giorno, mercatino di beneficenza per cani e gatti, al pomeriggio truccabimbi, e passerella dei cani dei canili spezzini. L'appuntamento è ai giardini di Largo Vittorini. L'idea è dell'associazione

Si parla dell'evento di Bocca di Magra organizzato con le associazioni Beta e Quattro Zampe in Verde in questo articolo della giornalista Sondra Coggio.

 

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BOCCA di Magra ospita domani, dalle 10 alle 19, un'altra bella iniziativa dei volontari animalisti: tutto il giorno, mercatino di beneficenza per cani e gatti, al pomeriggio truccabimbi, e passerella dei cani dei canili spezzini. L'appuntamento è ai giardini di Largo Vittorini. L'idea è dell'associazione "Quattro Zampe in Verde": un comitato di volontari, che vede protagonista tra gli altri l'attivissima Sabina Guglielmone con l'aiuto di tanti volontari. L'evento vanta il patrocinio del Comune, con la collaborazione del consigliere delegato alle politiche degli animali, Francesco Bernardini. Dalle 10 alle 18, mercatino dell'usato, a sostegno dei cani e dei gatti che necessitano di cure. Dalle 15 alle 18, truccabimbi e passerella di cani e gatti in adozione. Sono stati invitati per tempo tutti e tre i canili: il comunale della Spezia, i privati convenzionati del Pezzino e di Tavolara. Il comunale e Tavolara hanno già aderito, si sono organizzati, fatto sapere quali cani scenderanno.
Il Penino ancora no: ma la struttura detiene centinaia di cani, per conto di numerosi Comuni, e avrà solo l'imbarazzo della scelta, a portarne alcuni. Dal canile comunale di San Venerio, grazie ai volontari, arriverà Anthony, un cane giovane, sui 3-4 anni, dolce e equilibrato. Ci sarà anche Pongo, che ha sette anni, è un cane bravissimo, che spera proprio in un'adozione. Da Tavolara, arriverà il giocherellone, Kamal, insieme a Spillo, 3-4 anni, che ama altrettanto giocare. Saranno presenti i due gattini tigrati marroni, maschio e femmina, di due mesi e mezzo, che sperano di trovare una casa. Ospite speciale sarà il micio randagio di Montemarcello, Lucky, che deve essere operato agli occhi. Sabrina Hermida Bellon, di Sweet Pain Tatoo, trasformerà i visi dei bambini in animaletti. Isabella Ricci, allo stand di "Code profumate", regalerà preziosi consigli sulla toelettatura. Ci sarà anche una merendina a quattro zampe, alle 17.30.
La speranza è che qualcuno si innamori dei gatti e dei cani, e li adotti.

Aricolo de Il Secolo XIX dedicato alla raccolta di firme online contro lo svolgimento della fiera degli uccelli che si tiene ogni anno a Sarzana la prima Domenica di Settembre.

Aricolo de Il Secolo XIX dedicato alla raccolta di firme online contro lo svolgimento della fiera degli uccelli che si tiene ogni anno a Sarzana la prima Domenica di Settembre.