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Adozioni
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Si parla di noi, del Canile Municipale della Spezia, il canile della nostra città, in questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
E soprattutto si parla di un argomento a cui noi teniamo tantissimo: le adozioni consapevoli.
Nell' oramai lontano Agosto 2018, quando siamo diventati da semplici volontari anche gestori-volontari del canile, avevamo già le idee molto chiare, puntare non sulla quantità ma sulla qualità delle adozioni.
E adesso dopo 4 anni possiamo dire che i fatti ed i numeri ci danno ragione.
 
E adesso per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Il numero di cani e gatti abbandonati sfiorava i duecento, nei primi anni duemila, al canile del Comune della Spezia. Si arrivava oltre quattrocento, sommando i 237 del canile privato del Pezzino, convenzionato con quasi tutti gli altri Comuni spezzini, nessuno dei quali si è mai dotato di un rifugio. L’operazione di trasparenza attuata dalla struttura pubblica di San Venerio, in collaborazione con l’amministrazione civica, ha pagato. Portare cani in città, farli conoscere, fare attività di sensibilizzazione, ha svuotato le gabbie. Si è calati sotto i cento. E l’attuale presenza media, riferita ai cani spezzini, viaggia sulla sessantina di unità. Pierandrea Fosella è fra i fondatori della no profit L’Impronta, che gestisce il rifugio per conto del Comune della Spezia. «Io credo che il risultato stia nell’impegno e nella serietà – spiega – attraverso i quali abbiamo infranto il tabù dei cancelli chiusi, della separazione fra canile e comunità. Uscire, farsi vedere, aprire le porte, dare un nome ed un volto ai cani e ai gatti, li ha resi visibili, presenti». È stato possibile, sottolinea, grazie ad un lavoro d’intesta costante con il Comune, che «ha creduto nel progetto». E non solo perché il sindaco Pierluigi Peracchini ha adottato personalmente, così come l’ex assessore Giulia Giorgi ed il dirigente del settore ambiente, Francesco Bertoneri. «Oltre all’esempio – spiega Fosella – c’è stato il sostegno, c’è stata la condivisione delle scelte, anche controcorrente, come le adozioni consapevoli». È la presidente Elisabetta Spinozzi a illustrare il criterio. «C’è un percorso di avvicinamento – spiega – prima di arrivare all’adozione. Sia qui, che a casa. Si deve essere sicuri della decisione di aprire la famiglia ad un nuovo componente, cane o gatto. Solo così saranno tutti felici, insieme». Altrove, fuor di metafora, l’adozione è immediata. Si va, si sceglie, si porta a casa. Al canile comunale no. Non tutti comprendono l’obbligo di andare per gradi, ma fortunatamente la maggior parte sì. Come il giovane padre che sta facendo accompagnamento con il figlioletto, dopo aver individuato il cane che vorrebbe adottare. «Un animale non è un oggetto – condivide – è un essere vivente. E non ha prezzo. Per questo stiamo facendo il percorso che ci è stato chiesto. È giusto così. E non acquisterei mai un cucciolo, su commissione. Lo trovo immorale, vedendo quanti cani ci sono, da adottare». La struttura è riuscita a fronteggiare in questo modo anche l’ondata di restituzioni post pandemia, che ha colpito altri canili. «In molti – confermano i volontari – hanno adottato a caso, altrove, quando c’era l’isolamento. Volevano solo un giocattolo. E infatti, poi, si sono disfatti di cani e gatti. Una cosa orribile. Non erano adozioni consapevoli». Fra il 2018 ed il 2021, (dati Asl), L’Impronta ha messo a segno 152 adozioni, registrando solo 29 decessi. Il Pezzino, pur avendo più cani, ne ha fatte solo 77, dichiarando un numero impressionante di decessi, addirittura 90. L’Impronta spiega che si cerca di far adottare anche i cani e i gatti anziani ed acciaccati, da parte di famiglie sensibili, che vogliano dare loro il calore di una casa, almeno negli ultimi mesi di vita. «Storie toccanti ne abbiamo vissute tante – ammette la volontaria Losa Porcu – molte drammatiche, quando accogli cani maltrattati o gettati via, ma anche molte dolcissime, quando vedi rinascere un cane o un gatto, giorno dopo giorno, grazie alle cure a all’affetto. Quando li rivediamo è una gioia infinita. Non sembra nemmeno possibile che vengano portati in canile cani e gatti che per una vita sono stati parte di una casa. Dal divano alla gabbia. Soffrono immensamente. Basta guardare i loro occhi».
Si parla di noi, del Canile Municipale della Spezia, il canile della nostra città, in questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
E soprattutto si parla di un argomento a cui noi teniamo tantissimo: le adozioni consapevoli.
Nell' oramai lontano Agosto 2018, quando siamo diventati da semplici volontari anche gestori-volontari del canile, avevamo già le idee molto chiare, puntare non sulla quantità ma sulla qualità delle adozioni.
E adesso dopo 4 anni possiamo dire che i fatti ed i numeri ci danno ragione.
 
E adesso per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Il numero di cani e gatti abbandonati sfiorava i duecento, nei primi anni duemila, al canile del Comune della Spezia. Si arrivava oltre quattrocento, sommando i 237 del canile privato del Pezzino, convenzionato con quasi tutti gli altri Comuni spezzini, nessuno dei quali si è mai dotato di un rifugio. L’operazione di trasparenza attuata dalla struttura pubblica di San Venerio, in collaborazione con l’amministrazione civica, ha pagato. Portare cani in città, farli conoscere, fare attività di sensibilizzazione, ha svuotato le gabbie. Si è calati sotto i cento. E l’attuale presenza media, riferita ai cani spezzini, viaggia sulla sessantina di unità. Pierandrea Fosella è fra i fondatori della no profit L’Impronta, che gestisce il rifugio per conto del Comune della Spezia. «Io credo che il risultato stia nell’impegno e nella serietà – spiega – attraverso i quali abbiamo infranto il tabù dei cancelli chiusi, della separazione fra canile e comunità. Uscire, farsi vedere, aprire le porte, dare un nome ed un volto ai cani e ai gatti, li ha resi visibili, presenti». È stato possibile, sottolinea, grazie ad un lavoro d’intesta costante con il Comune, che «ha creduto nel progetto». E non solo perché il sindaco Pierluigi Peracchini ha adottato personalmente, così come l’ex assessore Giulia Giorgi ed il dirigente del settore ambiente, Francesco Bertoneri. «Oltre all’esempio – spiega Fosella – c’è stato il sostegno, c’è stata la condivisione delle scelte, anche controcorrente, come le adozioni consapevoli». È la presidente Elisabetta Spinozzi a illustrare il criterio. «C’è un percorso di avvicinamento – spiega – prima di arrivare all’adozione. Sia qui, che a casa. Si deve essere sicuri della decisione di aprire la famiglia ad un nuovo componente, cane o gatto. Solo così saranno tutti felici, insieme». Altrove, fuor di metafora, l’adozione è immediata. Si va, si sceglie, si porta a casa. Al canile comunale no. Non tutti comprendono l’obbligo di andare per gradi, ma fortunatamente la maggior parte sì. Come il giovane padre che sta facendo accompagnamento con il figlioletto, dopo aver individuato il cane che vorrebbe adottare. «Un animale non è un oggetto – condivide – è un essere vivente. E non ha prezzo. Per questo stiamo facendo il percorso che ci è stato chiesto. È giusto così. E non acquisterei mai un cucciolo, su commissione. Lo trovo immorale, vedendo quanti cani ci sono, da adottare». La struttura è riuscita a fronteggiare in questo modo anche l’ondata di restituzioni post pandemia, che ha colpito altri canili. «In molti – confermano i volontari – hanno adottato a caso, altrove, quando c’era l’isolamento. Volevano solo un giocattolo. E infatti, poi, si sono disfatti di cani e gatti. Una cosa orribile. Non erano adozioni consapevoli». Fra il 2018 ed il 2021, (dati Asl), L’Impronta ha messo a segno 152 adozioni, registrando solo 29 decessi. Il Pezzino, pur avendo più cani, ne ha fatte solo 77, dichiarando un numero impressionante di decessi, addirittura 90. L’Impronta spiega che si cerca di far adottare anche i cani e i gatti anziani ed acciaccati, da parte di famiglie sensibili, che vogliano dare loro il calore di una casa, almeno negli ultimi mesi di vita. «Storie toccanti ne abbiamo vissute tante – ammette la volontaria Losa Porcu – molte drammatiche, quando accogli cani maltrattati o gettati via, ma anche molte dolcissime, quando vedi rinascere un cane o un gatto, giorno dopo giorno, grazie alle cure a all’affetto. Quando li rivediamo è una gioia infinita. Non sembra nemmeno possibile che vengano portati in canile cani e gatti che per una vita sono stati parte di una casa. Dal divano alla gabbia. Soffrono immensamente. Basta guardare i loro occhi».

Si parla di volontariato al del Canile Municipale della Spezia  in questo articolo uscito ieri su Il Secolo XIX.
La giornalista Sondra Coggio intervizta i volontari che prestano la loro opera presso la struttura municipale.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
«Binario è un pastore adulto di taglia grande, è un cane dal carattere forte. Mister è una taglia media, vivace, mentre Mara è molto timorosa, ma con le persone di cui si fida è dolcissima e gioiosa. Lo spinoncino Alfredo ha sempre paura, non tanto delle persone quanto dell'ambiente esterno». Ogni cane ha un nome, una storia, una personalità. Ci sono giganti come Igor, «fiero pastore dell'Asia centrale». Ci sono quelli sempre agitati, come Gigi, che «ama correre ed entrare in acqua», e come il bellissimo Oliver, che nessuno si è sentito fin qui di adottare. E poi ci sono gli invisibili. Come Miele, mai scelto perché poco coccolone, e ormai anziano. Come Natalie, gettata via da un cacciatore, perché paurosa, così come Sonia, nata segugio ma troppo tenera e introversa. Quando ci si avvicina alle gabbie, c’è chi salta ed abbaia, pieno di speranza. E c’è chi non si gira nemmeno. Solo uno sguardo rassegnato, colmo di dolore. Al canile del Comune si fa di tutto per alleviarlo. Per i gatti è stato costruito un gattile arredato, con spazi coperti e giardino. Per i cani sono stati creati due nuovi spazi di sgambo, per far uscire a rotazione tutti. In ogni gabbia è stata messa una lampada riscaldante. Sono stati stretti accordi con ditte di produzione di cibo di alta qualità. E chi fa volontariato, è consapevole dell’importanza di dare una mano. «Si fa il possibile – spiega Pamela Zucchelli – per farli stare un po’ meglio, ciascuno con il suo piccolo contributo». Olivia Canzio ha deciso di dare un po’ del suo affetto «oltre ai miei animali domestici anche a quelli che soffrono», dopo aver verificato «la serietà dell’associazione, che opera veramente bene». Le sue ore disponibili, settimana dopo settimana, le dedica soprattutto ai gatti. «È importante – spiega - far capire che tutti possono aiutare, gli animali non sono giocattoli, vanno amati anche e soprattutto quando non sono più cuccioli». Il canile, dice, «è una scuola di vita, in cui ci sono dolore e gioia, è bello fare del bene, e poi cogliere l’affetto, la gratitudine, quando ritorni a trovarli, ogni settimana». La giovanissima Barbara Ventre è entrata nella onlus più di sei anni fa. «È stata subito una bella esperienza, un bel gruppo – spiega - ci si affeziona davvero agli animali, io stesso ho anche adottato. Il volontariato ti forma dentro. È vero, sei tu che aiuti, ma al tempo stesso aiuti anche te stesso ad essere migliore. Penso che per fare il volontario basti essere generosi, disponibili e pronti a fare tutto, anche spostare pesi, pulire, portare fuori i cani. Ed è bello».

Si parla di volontariato al del Canile Municipale della Spezia  in questo articolo uscito ieri su Il Secolo XIX.

La giornalista Sondra Coggio intervizta i volontari che prestano la loro opera presso la struttura municipale.

 

Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:

 

«Binario è un pastore adulto di taglia grande, è un cane dal carattere forte. Mister è una taglia media, vivace, mentre Mara è molto timorosa, ma con le persone di cui si fida è dolcissima e gioiosa. Lo spinoncino Alfredo ha sempre paura, non tanto delle persone quanto dell'ambiente esterno». Ogni cane ha un nome, una storia, una personalità. Ci sono giganti come Igor, «fiero pastore dell'Asia centrale». Ci sono quelli sempre agitati, come Gigi, che «ama correre ed entrare in acqua», e come il bellissimo Oliver, che nessuno si è sentito fin qui di adottare. E poi ci sono gli invisibili. Come Miele, mai scelto perché poco coccolone, e ormai anziano. Come Natalie, gettata via da un cacciatore, perché paurosa, così come Sonia, nata segugio ma troppo tenera e introversa. Quando ci si avvicina alle gabbie, c’è chi salta ed abbaia, pieno di speranza. E c’è chi non si gira nemmeno. Solo uno sguardo rassegnato, colmo di dolore. Al canile del Comune si fa di tutto per alleviarlo. Per i gatti è stato costruito un gattile arredato, con spazi coperti e giardino. Per i cani sono stati creati due nuovi spazi di sgambo, per far uscire a rotazione tutti. In ogni gabbia è stata messa una lampada riscaldante. Sono stati stretti accordi con ditte di produzione di cibo di alta qualità. E chi fa volontariato, è consapevole dell’importanza di dare una mano. «Si fa il possibile – spiega Pamela Zucchelli – per farli stare un po’ meglio, ciascuno con il suo piccolo contributo». Olivia Canzio ha deciso di dare un po’ del suo affetto «oltre ai miei animali domestici anche a quelli che soffrono», dopo aver verificato «la serietà dell’associazione, che opera veramente bene». Le sue ore disponibili, settimana dopo settimana, le dedica soprattutto ai gatti. «È importante – spiega - far capire che tutti possono aiutare, gli animali non sono giocattoli, vanno amati anche e soprattutto quando non sono più cuccioli». Il canile, dice, «è una scuola di vita, in cui ci sono dolore e gioia, è bello fare del bene, e poi cogliere l’affetto, la gratitudine, quando ritorni a trovarli, ogni settimana». La giovanissima Barbara Ventre è entrata nella onlus più di sei anni fa. «È stata subito una bella esperienza, un bel gruppo – spiega - ci si affeziona davvero agli animali, io stesso ho anche adottato. Il volontariato ti forma dentro. È vero, sei tu che aiuti, ma al tempo stesso aiuti anche te stesso ad essere migliore. Penso che per fare il volontario basti essere generosi, disponibili e pronti a fare tutto, anche spostare pesi, pulire, portare fuori i cani. Ed è bello».


In questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito  su Il Secolo XIX si racconta la lodevole iniziativa di  raccolta fondi organizzata dall'assoziazione ProSpezia Ciassa Brin in favore del canile municipale della Spezia in memoria di Renzo Tosi.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Avrebbe compiuto 51 anni il primo di ottobre. È mancato, purtroppo, precocemente. E i suoi amici, memori dell’affetto che aveva per il suo adorato cane, Freccia, hanno voluto ricordarlo attraverso una donazione al canile comunale di San Venerio. Attraverso l’associazione Prospezia Ciassa Brin, ove Renzo Tosi viveva, è stata diffusa una lettera indirizzata proprio all’amico perduto: «Per l’amore che hai sempre dimostrato per tutti gli “amici pelosi” e per Freccia in particolare, abbiamo fatto una raccolta fondi da destinare a tuo nome all'associazione onlus L’Impronta, che gestisce il rifugio municipale. Siamo certi che approverai questa nostra iniziativa e ne sarai felice». I ragazzi dell’associazione si sono commossi e hanno ricordato quella bella immagine consolatoria che il canonico Henry Scott Holland ha reso immortale, «la morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto», per stringersi ai familiari e agli amici di Renzo Tosi, ringraziandoli, insieme all’associazione Prospezia Ciassa Brin. «Vogliamo credere che dalla stanza accanto – hanno ringraziato i volontari - possa ancora vegliare sul suo adorato Freccia e su tutti gli ospiti del canile». Il suo cagnolino vive ora con i genitori del suo “umano”, che gli ha voluto tanto bene. È stato un momento di grande commozione per tutti, in specie per i giovani, che dedicato entusiasmo e passione ai cani e ai gatti del canile, per mitigare il dolore dell’abbandono e per cercare loro una buona adozione. Non a caso, in questi anni, insieme al Comune della Spezia, sono stati fatti miglioramenti importanti, per rendere il rifugio più visibile e vicino alla città. Il numero degli

In questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito  su Il Secolo XIX si racconta la lodevole iniziativa di  raccolta fondi organizzata dall'assoziazione ProSpezia Ciassa Brin in favore del canile municipale della Spezia in memoria di Renzo Tosi.

 

Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:

 

Avrebbe compiuto 51 anni il primo di ottobre. È mancato, purtroppo, precocemente. E i suoi amici, memori dell’affetto che aveva per il suo adorato cane, Freccia, hanno voluto ricordarlo attraverso una donazione al canile comunale di San Venerio. Attraverso l’associazione Prospezia Ciassa Brin, ove Renzo Tosi viveva, è stata diffusa una lettera indirizzata proprio all’amico perduto: «Per l’amore che hai sempre dimostrato per tutti gli “amici pelosi” e per Freccia in particolare, abbiamo fatto una raccolta fondi da destinare a tuo nome all'associazione onlus L’Impronta, che gestisce il rifugio municipale. Siamo certi che approverai questa nostra iniziativa e ne sarai felice». I ragazzi dell’associazione si sono commossi e hanno ricordato quella bella immagine consolatoria che il canonico Henry Scott Holland ha reso immortale, «la morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto», per stringersi ai familiari e agli amici di Renzo Tosi, ringraziandoli, insieme all’associazione Prospezia Ciassa Brin. «Vogliamo credere che dalla stanza accanto – hanno ringraziato i volontari - possa ancora vegliare sul suo adorato Freccia e su tutti gli ospiti del canile». Il suo cagnolino vive ora con i genitori del suo “umano”, che gli ha voluto tanto bene. È stato un momento di grande commozione per tutti, in specie per i giovani, che dedicato entusiasmo e passione ai cani e ai gatti del canile, per mitigare il dolore dell’abbandono e per cercare loro una buona adozione. Non a caso, in questi anni, insieme al Comune della Spezia, sono stati fatti miglioramenti importanti, per rendere il rifugio più visibile e vicino alla città. Il numero degli "ospiti” è diminuito. Ci sono stati anche dei "miracoli”. Persone che hanno scelto cani anziani, invisibili ai più, donando loro una casa, perché non vivessero senza aver mai conosciuto il calore di una famiglia. La struttura, l'unica pubblica in tutta la provincia spezzina, risponde al numero 320 145 8159.



 Questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito  su Il Secolo XIX racconta la passione del nostro Dark per l'hula-hoop!!!
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Si chiama Dark, ma è biondo. È un incrocio amstaff. E al canile comunale di San Venerio ha trovato un suo modo di sconfiggere la solitudine. Gioca con l’hula hoop. Le sue acrobazie sono diventate virali, perché i ragazzi della no profit che gestisce il rifugio, L’Impronta, praticano una linea di trasparenza assoluta, mettendo online fotografie, video e racconti sulla quotidianità della struttura, in modo da promuovere nuove adozioni. Quando si è rotto l’hula hoop di Dark, c’è stata una grande generosità. Gliene sono arrivati tanti. Così ora gioca con entusiasmo ancora maggiore. Nella speranza di una adozione. Il numero del canile, l’unico pubblico di tutta la provincia, è 320 145 8159, per avere informazioni su cani e gatti da adottare. L'associazione L’Impronta riunisce volontari operanti da anni nel canile municipale spezzino, che prestano gratuitamente la loro opera al servizio dei cani e dei gatti presenti nella struttura, per rendere la loro vita da “reclusi” più dignitosa e adeguata alla loro condizione.


 

 Questo articolo della giornalista Sondra Coggio uscito  su Il Secolo XIX racconta la passione del nostro Dark per l'hula-hoop!!!

 

Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:

 

Si chiama Dark, ma è biondo. È un incrocio amstaff. E al canile comunale di San Venerio ha trovato un suo modo di sconfiggere la solitudine. Gioca con l’hula hoop. Le sue acrobazie sono diventate virali, perché i ragazzi della no profit che gestisce il rifugio, L’Impronta, praticano una linea di trasparenza assoluta, mettendo online fotografie, video e racconti sulla quotidianità della struttura, in modo da promuovere nuove adozioni. Quando si è rotto l’hula hoop di Dark, c’è stata una grande generosità. Gliene sono arrivati tanti. Così ora gioca con entusiasmo ancora maggiore. Nella speranza di una adozione. Il numero del canile, l’unico pubblico di tutta la provincia, è 320 145 8159, per avere informazioni su cani e gatti da adottare. L'associazione L’Impronta riunisce volontari operanti da anni nel canile municipale spezzino, che prestano gratuitamente la loro opera al servizio dei cani e dei gatti presenti nella struttura, per rendere la loro vita da “reclusi” più dignitosa e adeguata alla loro condizione.

 


Articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
L'articolo illustra i dati sulle adozioni dei cani nella nostra provincia.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Negli ultimi tre anni, fra l’inizio del 2019 e la fine del 2021, il canile comunale della Spezia, unica struttura pubblica della provincia, ha dati in adozione ben 109 cani, partendo da una dotazione di meno di 100. Nello stesso periodo, partendo da una base di oltre 120, il canile convenzionato del Pezzino, a Porto Venere, ha registrato solo 64 adozioni. Emerge dai dati aggiornati in questi giorni dalla sanità veterinaria spezzina. Aggiungendo anche il dato del 2018, quando le adozioni erano state rispettivamente 43 e 13, la differenza si allarga ancora. Si arriva a 152 adozioni in quattro anni, al comunale, contro le 77 del rifugio delle Grazie. Al canile di San Venerio i cani ospiti viaggiano ormai stabilmente al di sotto di quota 100. Al Pezzino Asl ne registra 125 a fine 2021. Per dare un’idea di quanto siano migliorate le cose nell’ultima dozzina di anni, basta guardare i numeri della fine del 2010. A San Venerio i cani erano 170, al Pezzino 237. A fine 2017, San Venerio era sceso a 114, il Pezzino a 158. Gli abbandoni sono diventati finalmente meno numerosi. Altro dato registrato dalla Asl, la moria di cani al Pezzino: ben 24 decessi nel 2018, altri 29 nel 2019, altri 25 nel 2020, più altri 12 nel 2021. In quattro anni il rifugio di Porto Venere ha dichiarato ben 90 decessi, a fronte dei 3, più 14, più 7 più 5 casi del canile pubblico, in tutto 29, negli stessi quattro anni. Sono statistiche interessanti, quelle che la sanità pubblica pone all’esame dei sindaci. L’evidenza successo del Comune della Spezia nelle adozioni, sicuramente deriva dall’operazione di trasparenza e di informazione dell’ente e dei volontari de L’Impronta, che gestiscono il canile ed hanno un cellulare sempre attivo, una pagina Fb, un sito con le foto e i video dei cani e dei gatti da adottare. Il Pezzino non ha una pagina social. Ed i sindaci dei numerosi Comuni convenzionati non pubblicano assolutamente niente sui propri cani da adottare. Arcola pubblica solo gli atti sulla liquidazione delle spese. E così Vezzano. Mentre i cani ospiti del canile spezzino vengono pubblicizzati ovunque, i cani che i sindaci inviano al Pezzino non vengono nemmeno nominati. Magari potrebbero trovare una famiglia, se la gente sapesse che esistono.
 
 
Articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
L'articolo illustra i dati sulle adozioni dei cani nella nostra provincia.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Negli ultimi tre anni, fra l’inizio del 2019 e la fine del 2021, il canile comunale della Spezia, unica struttura pubblica della provincia, ha dati in adozione ben 109 cani, partendo da una dotazione di meno di 100. Nello stesso periodo, partendo da una base di oltre 120, il canile convenzionato del Pezzino, a Porto Venere, ha registrato solo 64 adozioni. Emerge dai dati aggiornati in questi giorni dalla sanità veterinaria spezzina. Aggiungendo anche il dato del 2018, quando le adozioni erano state rispettivamente 43 e 13, la differenza si allarga ancora. Si arriva a 152 adozioni in quattro anni, al comunale, contro le 77 del rifugio delle Grazie. Al canile di San Venerio i cani ospiti viaggiano ormai stabilmente al di sotto di quota 100. Al Pezzino Asl ne registra 125 a fine 2021. Per dare un’idea di quanto siano migliorate le cose nell’ultima dozzina di anni, basta guardare i numeri della fine del 2010. A San Venerio i cani erano 170, al Pezzino 237. A fine 2017, San Venerio era sceso a 114, il Pezzino a 158. Gli abbandoni sono diventati finalmente meno numerosi. Altro dato registrato dalla Asl, la moria di cani al Pezzino: ben 24 decessi nel 2018, altri 29 nel 2019, altri 25 nel 2020, più altri 12 nel 2021. In quattro anni il rifugio di Porto Venere ha dichiarato ben 90 decessi, a fronte dei 3, più 14, più 7 più 5 casi del canile pubblico, in tutto 29, negli stessi quattro anni. Sono statistiche interessanti, quelle che la sanità pubblica pone all’esame dei sindaci. L’evidenza successo del Comune della Spezia nelle adozioni, sicuramente deriva dall’operazione di trasparenza e di informazione dell’ente e dei volontari de L’Impronta, che gestiscono il canile ed hanno un cellulare sempre attivo, una pagina Fb, un sito con le foto e i video dei cani e dei gatti da adottare. Il Pezzino non ha una pagina social. Ed i sindaci dei numerosi Comuni convenzionati non pubblicano assolutamente niente sui propri cani da adottare. Arcola pubblica solo gli atti sulla liquidazione delle spese. E così Vezzano. Mentre i cani ospiti del canile spezzino vengono pubblicizzati ovunque, i cani che i sindaci inviano al Pezzino non vengono nemmeno nominati. Magari potrebbero trovare una famiglia, se la gente sapesse che esistono.
 
 

Articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
L'articolo spiega come abbiamo fatto a rendere più confortevole e fresca questa torrida estate per tutti gli ospiti della struttura.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 

Ottantacinque gabbie, tutte dotate di nebulizzatore e di vaschetta per bagnarsi le zampe e rinfrescarsi. E, ancora, impianti di ventilazione.
E metri e metri di ombreggiante. «Perché la parola canile sembra quasi brutta – spiega Pierandrea Fosella – ma è invece una bella cosa, se ci si impegna perché la sia. E accoglie cani e gatti in difficoltà, finché non si riesce a trovare loro una famiglia».
I volontari dell’Impronta hanno trasformato il rifugio comunale in una struttura modello.
Le adozioni sono tantissime. La cura è costante.
E, in collaborazione con il Comune, sono stati fatti interventi di risanamento radicale.
Il caldo, adesso, non fa più paura. «Le stanze dei nostri vecchietti sono attrezzate con condizionatori e ventilatori – spiega Fosella - nelle gabbie abbiamo optato per gli impianti di nebulizzazione».
I ragazzi hanno una pagina ed un sito in cui si possono vedere foto e video di cani e gatti, sgambo e attività quotidiana.
«I fondi del 5 per mille, nel 2021, sono arrivati da ben 343 cittadini – ringrazia Fosella – e noi, con questi aiuti, abbiamo fatto nuovi spazi attrezzati.
Abbiamo installato dei sensori per la pioggia, perché in caso di precipitazioni non si accendano inutilmente i nebulizzatori. Un computerino ci aiuta a accendere e spegnere con orari differenziati, a seconda dell’esposizione delle gabbie al sole». Tutto è gestibile anche da remoto, attraverso un sistema wi-fi.
«Le ombreggine aiutano – aggiunge - abbassano la temperatura percepita di svariati gradi. Le mettiamo a fine maggio le togliamo a settembre, è un lavoro lungo e complicato ma l’ombra è importantissima»
.Non è tutto. «Ora ogni sgambo ha la sua piscinetta, che viene svuotata pulita ogni sera – spiega - in modo da avere sempre acqua fresca il giorno dopo.
Il nostro sogno è realizzare una vera piscina, il progetto lo abbiamo già su carta, perché una nostra volontaria è geometra. Stiamo cercando i soldi».
Sono state messe vaschette da lavoro, le mastre, in ogni gabbia. «Ce le hanno regalate i cittadini – ringrazia, ancora, Pierandrea – tutto questo è possibile grazie alla città, che ci sostiene e che ci permette di migliorare la vita dei cani e dei gatti».
I ragazzi hanno vinto il nuovo bando di gestione del canile comunale.
Avranno sei anni di lavoro, ancora, e di sogni da realizzare.
Articolo della giornalista Sondra Coggio uscito ieri su Il Secolo XIX.
L'articolo spiega come abbiamo fatto a rendere più confortevole e fresca questa torrida estate per tutti gli ospiti della struttura.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
Ottantacinque gabbie, tutte dotate di nebulizzatore e di vaschetta per bagnarsi le zampe e rinfrescarsi. E, ancora, impianti di ventilazione.
E metri e metri di ombreggiante. «Perché la parola canile sembra quasi brutta – spiega Pierandrea Fosella – ma è invece una bella cosa, se ci si impegna perché la sia. E accoglie cani e gatti in difficoltà, finché non si riesce a trovare loro una famiglia».
I volontari dell’Impronta hanno trasformato il rifugio comunale in una struttura modello.
Le adozioni sono tantissime. La cura è costante.
E, in collaborazione con il Comune, sono stati fatti interventi di risanamento radicale.
Il caldo, adesso, non fa più paura. «Le stanze dei nostri vecchietti sono attrezzate con condizionatori e ventilatori – spiega Fosella - nelle gabbie abbiamo optato per gli impianti di nebulizzazione».
I ragazzi hanno una pagina ed un sito in cui si possono vedere foto e video di cani e gatti, sgambo e attività quotidiana.
«I fondi del 5 per mille, nel 2021, sono arrivati da ben 343 cittadini – ringrazia Fosella – e noi, con questi aiuti, abbiamo fatto nuovi spazi attrezzati.
Abbiamo installato dei sensori per la pioggia, perché in caso di precipitazioni non si accendano inutilmente i nebulizzatori. Un computerino ci aiuta a accendere e spegnere con orari differenziati, a seconda dell’esposizione delle gabbie al sole». Tutto è gestibile anche da remoto, attraverso un sistema wi-fi.
«Le ombreggine aiutano – aggiunge - abbassano la temperatura percepita di svariati gradi. Le mettiamo a fine maggio le togliamo a settembre, è un lavoro lungo e complicato ma l’ombra è importantissima»
.Non è tutto. «Ora ogni sgambo ha la sua piscinetta, che viene svuotata pulita ogni sera – spiega - in modo da avere sempre acqua fresca il giorno dopo.
Il nostro sogno è realizzare una vera piscina, il progetto lo abbiamo già su carta, perché una nostra volontaria è geometra. Stiamo cercando i soldi».
Sono state messe vaschette da lavoro, le mastre, in ogni gabbia. «Ce le hanno regalate i cittadini – ringrazia, ancora, Pierandrea – tutto questo è possibile grazie alla città, che ci sostiene e che ci permette di migliorare la vita dei cani e dei gatti».
I ragazzi hanno vinto il nuovo bando di gestione del canile comunale.
Avranno sei anni di lavoro, ancora, e di sogni da realizzare.


Vogliamo condividere con voi questo bell'articolo che parla di noi, uscito su Il Secolo XIX e scritto dalla giornalista Sondra Coggio.


La gioia più grande di questi anni di gestione del Canile Municipale della Spezia è stata quella di essere riusciti a donare ai cani e gatti ospiti la qualità della vita che hanno sempre meritato, una vita degna di essere vissuta.....anche in un canile.
Ma lasciatecelo dire siamo riusciti a dimostrare quello che abbiamo sempre pensato!!!
Noi abbiamo sempre creduto che sia possibile ed economicamente sostenibile gestire un canile in maniera trasparente, non facendo mancare nulla ai suoi ospiti, somministrando cibo di qualità e cure adeguate ed investendo tutto quel poco che avanza in continue migliorie della struttura.
Noi non siamo diventati
Vogliamo condividere con voi questo bell'articolo che parla di noi, uscito su Il Secolo XIX e scritto dalla giornalista Sondra Coggio.
La gioia più grande di questi anni di gestione del Canile Municipale della Spezia è stata quella di essere riusciti a donare ai cani e gatti ospiti la qualità della vita che hanno sempre meritato, una vita degna di essere vissuta.....anche in un canile.
Ma lasciatecelo dire siamo riusciti a dimostrare quello che abbiamo sempre pensato!!!
Noi abbiamo sempre creduto che sia possibile ed economicamente sostenibile gestire un canile in maniera trasparente, non facendo mancare nulla ai suoi ospiti, somministrando cibo di qualità e cure adeguate ed investendo tutto quel poco che avanza in continue migliorie della struttura.
Noi non siamo diventati "imprenditori", ma siamo rimasti gli stessi orgogliosi volontari indipendenti di sempre, quelli che anni fa si sono battuti con tutte le loro forze per tutelare i diritti dei cani e dei gatti del canile della nostra città e per questo motivo all'epoca siamo stati derisi ,osteggiati ed infine estromessi dalle attività in canile.
Il mondo non si può cambiare, ma nel posto dove vivi ci si può provare!!!
Cambiare si può......cambiare si deve!!!
Un' altra idea di canile è possibile.
 
Per agevolarne la lettura riportiamo qui sotto il contenuto dell’articolo in maniera integrale:
 
I nebulizzatori in estate, per rinfrescare le cucce. Le lampade riscaldanti in inverno. Ed il nuovissimo reparto toelettatura, con l’acqua calda. In tre anni, il canile comunale della Spezia ha dato una casa a ben 199 cani e gatti, anche anziani ed acciaccati. Ed ora le “imprese” dei volontari dell’Impronta si possono seguire sui social, ma anche su You Tube e sulla pagina web dedicata. Con tanto di video, che raccontano la vita quotidiana del rifugio, le storie degli ospiti ancora in cerca di una casa. E le bellissime adozioni, che i ragazzi del canile seguono con attenzione, fin dal momento dei primi incontri, per essere sicuri che la scelta sia la migliore, sia per il “quattro zampe” che per gli adottanti. Accedere alle immagini e ai filmati è molto semplice. Basta inserire il nome dell’Impronta, o su Facebook o su Instagram o su Google. È come un libro aperto. C’è la storia dell’associazione, ci sono i dettagli sull’alimentazione di qualità, fortemente voluta fin dall’insediamento della no profit, che si è alleata con il progetto europeo Almo Nature. Ci sono i racconti delle uscite quotidiane, importantissime, tanto che i volontari hanno raddoppiato le aree di sgambatura, per permettere ai cani di lasciare la gabbia a turno, tutti i giorni. È stata «una pazza avventura», confidano i giovani, assumersi la fatica e la responsabilità di trasformare il rifugio di via Del Monte, unica struttura pubblica in tutta la provincia, in un modello. Ed il Comune, sottolineano, è stato da subito accanto. Fotografie, dettagli, filmati, permettono di conoscere le storie personali di ciascuno, con una rara trasparenza, che non è facile trovare in altre strutture. Chissà che qualcuno si innamori di Miele o di Sonia, due dei tanti meticci in attesa, o della gattina Isi, tutta nera, la cui “mamma” è mancata improvvisamente. L’Impronta risponde al 348 7882777.